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Carbone a Porto Tolle: lettera aperta (e qualche domanda) al PD Veneto

La Centrale in mezzo al Parco del Delta del Po

Cari Consiglieri Regionali, cari Deputati e cari Senatori veneti del PD,

come Ecologisti Democratici “Angelo Vassallo” di Padova riteniamo che la vicenda del carbone a Porto Tolle sia stata un’occasione sprecata per mettere a nudo l’incapacità del centro destra di dare risposte strutturali e organiche ai problemi di sviluppo del nostro Paese e della crisi economica.

Non sapendo cosa fare la Destra passa dalle norme Ad Personam alle norme Ad Aziendam costituendo così un pericoloso precedente dagli esiti al momento imprevedibili, senza che il nostro Partito abbia dato un segnale sufficientemente forte e chiaro di opposizione.

E’ stata persa un’occasione a nostro avviso di dimostrare che il Partito Democratico E’ un grande Partito di centro-sinistra RIFORMISTA, EUROPEO e MODERNO.

Vorremmo farvi alcune domande per capire a cui chiediamo gentilmente risposta:

1) Leggi Ad Aziendam. Secondo indagini in corso, un agente segreto avrebbe tentato di corrompere i magistrati di Rovigo che si opponevano agli investimenti ENEL. Tutto questo mentre ENEL ricopre da anni un ruolo di sponsor o fondatore ‘bipartisan’ dentro Fondazioni legate a esponenti anche del PD (‘Italia Decide’ e ‘Italianieuropei’, ce ne sono altre). Tutto questo è pienamente legittimo, tuttavia riteniamo che per evitare interpretazioni maliziose il PD debba inserire nel suo Codice Etico la regola di VOTARE CONTRO A PRESCINDERE su qualsiasi legge ‘Ad Aziendam’ e ‘Ad Personam’, cioè di non riconoscere questo tipo di provvedimenti come etici. Gradiremmo avere la vostra opinione a riguardo.

2) Voto in Consiglio Regionale. La maggioranza in Veneto non ha accolto nemmeno uno degli emendamenti presentati dal PD. Nonostante questa arroganza, e in contrasto con la posizione del PD emiliano che ha votato una risoluzione in Regione Emilia-Romagna (Regione che co-gestisce il Parco assieme al Veneto) contraria alla riconversione della centrale si è deciso lo stesso di non votare contro: è degna di un grande Partito secondo voi questa posizione?

3) IL PIL di Porto Tolle. L’investimento nella riconversione secondo ENEL sarà di 2,5 Miliardi di Euro in 6 anni, circa 416 Milioni all’anno. Equivale a circa lo 0,025% del PIL italiano (stimandolo di circa 1600-1700 Miliardi di Euro) ogni anno per 6 anni da 2012 a 2018. I numeri non tornano proprio, anche volendo essere cinici e trascurando gli aspetti ambientali l’affare per l’ITALIA non c’è. Può un grande Paese come il nostro permettere di intaccare un Asset come il Parco del Delta a fronte di questa incidenza sul PIL? Quale altro Paese europeo secondo voi lo farebbe?

4) Carbone in Europa. Nel 2009 in Europa si è dismesso più carbone di quanto se ne sia costruito (2406 MW costruiti, 3200 dismessi). La centrale di Porto Tolle secondo i piani entrerà in funzione non prima del 2018 (al netto dei ricorsi). E’ evidente che si tratta di una decisione fuori dalla storia e fuori tempo massimo. E’ questo che il nostro Partito intende per ‘moderno’?

5) Carbone nel Parco. In nessun Paese di Europa, nessun Governo ha MAI lasciato costruire una Centrale a carbone all’interno di un Parco Naturale di importanza continentale. Voi sapete benissimo che l’Europa, a seguito dei ricorsi che partiranno, lo impedirà anche questa volta. Di fatto con l’astensione si è usciti dal consolidato europeismo del PD. Con che credibilità d’ora in avanti il nostro Partito potrà dire: ce lo chiede l’Europa? E’ normale che un partito europeista come il  PD discrimini tra Direttive Europee di Serie A e di Serie B?

6) Futuro del carbone. In Germania un Governo di centro-destra ha deciso di rinunciare al 22% di produzione da nucleare entro 10 anni, solamente mediante l’uso di Energie Rinnovabili, SENZA NUOVO CARBONE (ricordiamo che la Germania non ha nemmeno il 15%-16% di idroelettrico che possiede l’Italia). Pensate che siano gli Ecologisti ad essere radicali o è il nostro Partito che rischia di avere posizioni non più aggiornate con i trend europei?

7) Lavoratori di Serie A e di Serie B. Proprio questa settimana la cozza di Scardovari (nel Comune di Porto Tolle) ha ottenuto, primo mollusco in Italia, la DOP. 1400 persone ci lavorano su 1500 abitanti nello stesso Comune dove sorge la centrale. Questa DOP potrebbe aprire la strada ad altri prodotti DOP di pesca e acquicoltura nel territorio. Quale freno allo sviluppo DURATURO complessivo del territorio viene impresso per salvaguardare i 300 posti di lavoro della Centrale? Nel bilancio costi-benefici quanti pescatori di Scardovari servono per fare un lavoratore ENEL? Vorremmo capire meglio quali interessi e modelli produttivi rappresenta il nostro Partito nel 2011. 

8) Retroattività della norma. Molti imprenditori dal ’97 hanno investito nell’area del Parco grazie al fatto che è, appunto, un Parco. Ora rischiano di perdere gli investimenti visto che cambierà l’assetto del territorio. C’è un effetto retroattivo della norma appena votata che incide sulla certezza del diritto di fare impresa nel nostro Paese. In che modo il nostro Partito si pone sulla questione di norme retroattive di questo tipo che minano la credibilità dell’Italia agli occhi degli imprenditori italiani ed esteri?

9) Utilità pubblica dell’opera I. La centrale a Carbone non farà abbassare le bollette. E’ noto che il prezzo del kWh in bolletta dipende dal costo del ‘kWh marginale’, cioé dalla centrale più costosa in funzione in quel momento, non dalla più economica. Il carbone farà sì abbassare i costi di produzione, ma non abbassare le bollette (la stessa ENEL sul suo sito ufficiale parla di diminuzione dei costi di produzione, ma non di diminuzione delle bollette). L’operazione si traduce solo in un aumento del margine di profitto per ENEL. Niente di male, ma: dov’è la pubblica utilità di questo progetto?

10) Utilità pubblica dell’opera II. In Italia non serve nuova capacità elettrica. Quella esistente è di circa 105 GW (di cui 30 GW da rinnovabili), e aumenta grazie alle rinnovabili di circa 5 GW/anno. La potenza di picco consumata in Italia (per pochi giorni all’anno) è la metà: 55 GW. Questo fa sì che molte centrali siano sottoutilizzate già oggi. I consumi elettrici in Italia saranno stabili se non in riduzione. Per questo i circa 2 GW di carbone a Porto Tolle non servono. Il differenziale tra costo energia in Italia e il resto d’Europa è arrivato al minimo storico nel 2010 secondo l’Authority dell’Energia, in costante riduzione grazie agli investimenti di TERNA per eliminare i colli di bottiglia nella rete elettrica e alle rinnovabili (che nonostante gli incentivi hanno un effetto calmiere sul costo marginale del kWh). Ancora una volta: dov’è la pubblica utilità dell’opera? Questa a nostro avviso poteva esserci nel 2005 quando ENEL ha avviato l’iter, ora non c’è più.

11) Disutilità pubblica dell’opera. Se l’utilità si fa fatica a vederla, è invece evidente il danno pubblico per 2 motivi: 1) la centrale peggiorerà la situazione nella Pianura Padana che già oggi è la zona d’Europa con la peggior qualità dell’aria, causa di costi sanitari che pesano sulla collettività e di peggioramento della qualità della vita per milioni di persone; 2) anche il costo del mancato raggiungimento degli obiettivi obbligatori della Direttiva Europa “20 20 20” ricadrà sulla collettività. Come possiamo denunciare tutto questo senza aver tenuto una posizione coerente?

12) Occupazione. L’iter autorizzativo di ENEL inizia nel 2005, nel 2008 a Porto Viro, poco lontano da Porto Tolle, viene inaugurato il rigassificatore Edison che richiede circa le stesse mansioni dei lavoratori ENEL della centrale: perché non c’è stata nessuna azione politica allora (la legislatura è quella attuale) per ricollocare i lavoratori ENEL nel nuovo impianto evitando così lo scempio del Parco sotto il ricatto occupazionale? E’ condiviso dal nostro Partito il principio che una centrale a carbone in un Parco Naturale di importanza continentale non può essere considerata un ammortizzatore sociale? In alternativa perché non riconvertire la centrale di Porto Tolle a gas garantendo l’occupazione (altrimenti a cosa serve il rigassificatore)?

13) Le decisioni del Governo Prodi nel 2006. Le previsioni del 2006 sugli scenari energetici in Italia oggi si dimostrano tutte sbagliate: nessuno aveva previsto il boom di rinnovabili e nemmeno la diminuzione strutturale dei consumi a seguito della crisi. Per questo motivo si può benissimo rivedere la  posizione del Partito del 2006, quando era al Governo, senza perdere credibilità. Il Governo Prodi ha preso una decisione per lo più verosimile allora (scenario con poche rinnovabili e aumento considerevole dei consumi) a favore della Centrale partendo da quelle previsioni. Perché il nostro Partito considera un vincolo la posizione del 2006 favorevole alla centrale, mentre non considera un vincolo la posizione del 1997 favorevole all’istituzione del Parco con determinate regole? In entrambi i casi si è costretti a rivedere posizioni assunte in passato, perché una pesa più dell’altra? Se il metodo di non ridiscutere posizioni assunte anni prima verrà applicato costantemente, in un mondo che cambia così velocemente ci sarà il rischio di un Partito che sosterrà sempre più provvedimenti già obsoleti ancora prima di essere presi.

14) Quale modello di sviluppo. Da questa vicenda l’opinione pubblica percepisce che il nostro Partito ‘sopporta’ il modello di sviluppo attuale ed è poco deciso sulle proposte alternative. Per uscirne proponiamo 3 azioni su cui chiediamo il vostro appoggio:

1) Chiedere con forza che si arrivi finalmente ad un Piano Energetico Nazionale.

2) Mettere in agenda nel Partito le proposte degli Ecologisti Democratici sul piano energetico al 2020-30-50.

3) Mobilitare tutto il Partito attorno alla petizione europea promossa da EREC (‘Confindustria Rinnovabili Europea’) ed EUFORES (intergruppo di parlamentari europei per le rinnovabili) che chiede all’Europa di darsi l’obiettivo del 100% da rinnovabili al 2050 (http://www.100percentrenewables.eu/c), dando così concretezza all’obiettivo dichiarato dal Segretario Bersani secondo cui “il PD è il più grande partito ambientalista europeo”.

Ci auguriamo di aver trasmesso con questa lettera un sincero spirito critico ma costruttivo, aperto al dialogo e alla voglia di capire meglio, ribadendo la volontà di costruire assieme un Partito Democratico più europeo e più moderno, per un’Italia più moderna e più europea.

Ringraziamo quanti tra voi si sono spesi vigorosamente per portare il PD Veneto su una posizione più coraggiosa su Porto Tolle, sappiamo che ci sono, questo ci dà fiducia nel futuro.

Le risposte che vorrete darci, assieme a questa lettera, saranno diffuse largamente.

Vi ringraziamo per l’attenzione e vi auguriamo buon lavoro.

Francesco Fiore

Circolo Ecologisti Democratici “Angelo Vassallo” Padova

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Dopo i referendum: avviare la Transizione verso un Nuovo Modello di Sviluppo

E’ un Nuovo Modello di Sviluppo che chiedono i cittadini che hanno in massa votato Sì ai referendum. Questa è la vera novità.

Per la prima volta nel nostro Paese si registra un diffuso consenso popolare contro la visione predominante di Progresso economico e tecnologico tradizionale (‘privato è bello sempre e comunque’, ‘l’homo tecnologicus è al di sopra di tutto, anche delle leggi naturali’).

La fiducia in questo Modello non c’è più.

Non c’è più la fiducia sul fatto che l’attuale Modello di Sviluppo (nonostante per molti decenni dobbiamo ad esso il benessere raggiunto) possa farci uscire dalla crisi economica e occupazionale, dal precariato, dalla fuga dei giovani all’estero, dall’impossibilità per un’intera generazione anche solo di immaginare il proprio futuro e costruirsi una casa e una famiglia.

Molti italiani hanno votato facendo questa equazione: il Modello attuale ci ha tolto il futuro dunque non lo vogliamo più, il Modello attuale ci vuole imporre la privatizzazione dei beni comuni e il nucleare quindi noi diciamo NO. I referendum sono stati l’unico strumento disponibile per dire NO.

Per questo non basterà un cambio di Governo, per quanto non più rinviabile. Bisogna subito avviare la Transizione verso un Nuovo Modello di Sviluppo.

Il Centrosinistra unito stringa un Patto con il ‘popolo dei referendum’ e con tutti i soggetti economici e sociali che la Transizione la stanno già costruendo: le associazioni ambientaliste e cattoliche impegnate nel sociale, il mondo della Nuova Economia (gruppi di acquisto, finanza etica, no-profit, biologico, cooperative sociali) e della Economia Verde (rinnovabili, risparmio energetico, artigianato, km zero, mobilità, rifiuti). Si stringa un Patto e si avvii con gradualità, ma con decisione, ambizione e coraggio la Transizione.

A livello locale laddove il centrosinistra governa (a Padova Città e in tanti Comuni della Provincia) si apra una fase nuova. Si stringa il Patto e si apra un confronto pubblico su come declinare la Transizione nelle politiche fiscali, urbanistiche, della mobilità, nella gestione del territorio e del ciclo dei rifiuti, nelle scelte economiche delle municipalizzate, nelle politiche sociali.

I Partiti e i Circoli politici stimolino la partecipazione e siano il luogo dove elaborare le soluzioni.

Noi Ecologisti Democratici crediamo che attorno a un progetto di Transizione verso un nuovo Modello di Sviluppo la Politica, il Centrosinistra, il Partito Democratico possono trovare nuovo slancio e possono far rinascere negli italiani la fiducia e la voglia di costruire il futuro assieme. Dopo i referendum questo è oltremodo urgente.

Circolo Ecologisti Democratici “Angelo Vassallo” Padova

Inceneritore: ACEGAS-APS chiuda la prima linea e investa nel teleriscaldamento della terza

PUBBLICHIAMO LA VERSIONE INTEGRALE E CON IL TITOLO ORIGINALE DELL’ARTICOLO PUBBLICATO DA ‘IL MATTINO’ SABATO 21 MAGGIO

Alla fine quello che i più lungimiranti sospettavano è accaduto. Dato che la potenzialità dell’inceneritore di Padova di trattare 520 tonnellate/giorno di rifiuti risulta alla prova dei fatti sovradimensionata rispetto al fabbisogno di smaltimento del territorio, ACEGAS-APS ha pensato bene di acquistare sul mercato rifiuti speciali, ancorché non pericolosi.

Se non fosse stato per i comitati locali sempre vigili, nessuno si sarebbe accorto del recente arrivo di rifiuti da Salerno. La politica tutta, dal livello locale a quello provinciale e regionale, alla notizia è caduta dalle nuvole.

Certo, tutto risulta formalmente corretto: l’impianto è autorizzato dalla Regione Veneto a ricevere rifiuti con CER 191212 (CER è il Codice Europeo dei Rifiuti che serve ad individuare le tipologie di rifiuto), cioè scarti da selezione del rifiuto urbano. Se da un lato è vero che il rifiuto urbano deve essere smaltito nell’ambito provinciale di competenza, fatta salva diversa autorizzazione, il rifiuto con CER 191212, considerato rifiuto speciale, può uscire dalla logica di qualsiasi Piano di smaltimento rifiuti provinciale o regionale per essere immesso sul mercato e acquistato da qualsiasi Azienda di smaltimento autorizzata; da qui il “non ne sapevo nulla” dei politici che da un certo punto di vista è anche giustificabile.

Da un punto di vista aziendale il tutto si riconduce dunque ad una legittima e anche comprensibile operazione commerciale di ACEGAS-APS.

Dal punto di vista politico la questione è ben diversa: è evidente a tutti dopo quanto successo che sull’inceneritore, presentato in tutte le occasioni di incontro pubbliche come programmato e realizzato esclusivamente per dare risposta al fabbisogno locale di smaltimento dei rifiuti, non si stanno rispettando le promesse. Nel momento in cui tutti gli occhi sono puntati sul rispetto dei limiti di emissione degli inquinanti al camino si perde di vista, ovvero non si vuol rendere trasparente per questioni di quiete pubblica, la provenienza dei rifiuti che entrano all’inceneritore di Camin.

Se è ancora vero che l’inceneritore ha la funzione di svolgere un servizio pubblico, qual è lo smaltimento dei rifiuti locali, gli stessi politici che hanno nominato Cesare Pillon amministratore delegato di ACEGAS-APS dovrebbero assicurarsi che l’azienda continui svolgere questa funzione. Se pur minimo, e di molto inferiore rispetto a quanto ci hanno regalato le prime due linee di incenerimento nei decenni scorsi, l’impianto con tre linee di incenerimento ha pur sempre un impatto sull’ambiente e sulla salute pubblica dei cittadini padovani, pur nel rispetto della normativa vigente. Provincia e Regione non sembrano essere interessate a dare all’inceneritore un ruolo di impianto di riferimento per lo smaltimento a scala provinciale, procrastinando le scelte sul destino della discarica di Ponte San Nicolò (autorizzata per rifiuti urbani, ma con un progetto per rifiuti speciali di ACEGAS-APS presentato agli Enti), su quella di Campodarsego e di Este.

Se l’inceneritore di Camin deve servire a smaltire tutto il rifiuto secco residuo della provincia di Padova, allora conserviamo le discariche per raccogliere le scorie (che si ricorda ancora una volta essere il 20% del rifiuto incenerito) e gli scarti di altri trattamenti. In alternativa si mettano in stand-by le due vecchie linee finché la Provincia non avrà approvato un nuovo Piano provinciale di smaltimento. Considerato il forte indebitamento di ACEGAS-APS e considerati i 100 milioni di euro già spesi per realizzare la terza linea, il circolo Ecologisti Democratici “Angelo Vassallo” e i Giovani Democratici di Padova, si appellano all’Azienda affinché non investa ulteriori risorse sull’ammodernamento delle due vecchie linee (scelta niente affatto lungimirante), mettendole in stand-by e programmandone la chiusura a medio termine, ed invitano piuttosto ad investire sul teleriscaldamento dalla terza linea, che potrebbe dare ricadute positive ai residenti del Quartiere 3, e sul recupero di materia dalla raccolta differenziata dei rifiuti.

 

Francesco Fiore, coordinatore Circolo Ecologisti Democratici

Paolo Franceschetti, responsabile Ambiente Giovani Democratici

Manifestazione 26 marzo

E’ rivolta in Veneto sul ‘Decreto Rinnovabili’ di Romani

Il Veneto è la Regione in cui storicamente è nato il fotovoltaico nel nostro Paese, la prima azienda italiana di moduli e celle infatti è nata a Padova nel 1981.

Oggi il Veneto è la Regione dove si produce più solare e dove si concentrano i maggiori produttori italiani.

E’ forse per questo che negli ultimi giorni qui si sono concentrate diverse iniziative significative di protesta contro il Decreto Romani.

Lunedì 14 marzo ad esempio è successa una cosa mai vista: il Primo Sciopero del Fotovoltaico. Nel cuore del Veneto leghista quasi 1000 persone tra Imprenditori, Manager, CISL, FIOM, Legambiente, Circolo Ecodem ‘Vassallo” di Padova addirittura Centri Sociali hanno manifestato tutti ASSIEME davanti alla sede di Confindustria Padova e della Provincia per chiedere di NON CHIUDERE IL FOTOVOLTAICO IN ITALIA.

Mercoledì 16 marzo invece presso l’azienda agrituristica biologica “La Costigliola” di Banca Etica, le 80 maggiori imprese di fotovoltaico della Regione, hanno creato la Rete Imprese Venete del Solare, con l’obiettivo di fare pressione sulla Politica e sull’opinione pubblica regionale per chiedere una revisione del Decreto Romani che non fermi il settore delle rinnovabili nel nostro Paese.

Nel corso di questo incontro molte aziende hanno manifestato l’intenzione di uscire da Confindustria (alcune lo hanno già fatto), che in questa vertenza ha preso la posizione dell’Industria Nucleare contro gli incentivi alle Rinnovabili se questa non modificherà la propria posizione. In prospettiva si è molto ragionato sulla necessità ormai di costituire in Italia una nuova rappresentanza per le aziende più moderne, una specie di ‘Confindustria Verde’, che veramente possa difendere e promuovere nel nostro Paese in maniera efficace le imprese della Nuova Economia (‘Green e Soft’).

Rinnovabili

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18 marzo 2011

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